Le partite Iva sono in affanno e il Governo non offre soluzioni. Le Associazioni di categoria chiedono risposte concrete da mesi ma Roma non dà risposte.
“Per loro siamo solo dei numeri”, dice Nico Dalla Via, Presidente di Confcommercio Legnago. Che avvisa: “Se i negozi di vicinato e le attività di somministrazione chiuderanno, ci sarà un effetto domino su tutta l’economia italiana”.
Qual è la situazione a Legnago e provincia?
“Nella Camera di Commercio di Verona ci sono 51.000 P. Iva censite, 1.500 solo a Legnago tra aziende, artigiani e attività commerciali, di cui 450 sono negozi. Se ogni P. Iva dovesse licenziare un dipendente o addirittura chiudere, avremmo 51.000 persone a spasso, costrette a spostarsi per trovare lavoro o a chiedere aiuto economico.
Persone che non creeranno economia circolare perché purtroppo non avranno lavoro. La proiezione nazionale dice che il 30% delle attività presenti sul territorio italiano, chiuderà entro l’anno. I paesi di provincia probabilmente terranno di più perché qui il tessuto è meno legato ai franchising e prevale la conduzione familiare. Siamo un popolo che va avanti anche con le limitazioni: la domanda è “fino a quando”?”.
Cosa si può fare a livello locale?
“Niente, perché tutto parte da Roma. Servono azioni concrete. Le Associazioni di categoria hanno chiesto aiuto più volte al Governo, suggerendo iniziative, ma la loro risposta è sempre la stessa: “Ci stiamo lavorando”. Eppure noi non chiediamo l’impossibile: se gli altri Paesi europei stanno sopperendo al calo di introiti delle piccole imprese e l’Italia no, c’è qualcosa che non funziona.
Pensi che i bar non hanno ancora ricevuto i ristori di fine anno. Ma noi per il Governo siamo solo dei numeri, delle P.IVA. Non capiscono che l’attuale fragilità delle piccole attività può creare un effetto a catena. Se in un paese cominciano a chiudere bar, negozi di abbigliamento, gelaterie, l’economia si accartoccia. Siamo persone, abbiamo figli e famiglia e vorremmo tornare a casa la sera con il sorriso dai nostri figli”.
Cosa ne pensa di quanto dichiarato dal Senatore a vita Mario Monti, ovvero che aiutare le P.IVA con i ristori fa aumentare il debito pubblico?
“Che io sono per la meritocrazia. Perché i soldi per il reddito di cittadinanza ci sono e per le P.IVA no?”
Cosa chiedete al Governo come Associazione di categoria per affrontare la crisi?
“Chiediamo due cose. In primo luogo, Ristori per tutti, perché se l’attività commerciale ha liquidità va avanti, altrimenti muore. E muore anche il Paese.
In secondo luogo, la sospensione immediata delle tasse (INAIL, INPS, IRPEF).
Quella che stiamo vivendo è una sorta di terza guerra mondiale, il Governo dovrebbe mettere in atto qualsiasi forma immaginabile di aiuto per dare respiro a chi fa fatica ad andare avanti. Abbiamo chiesto a Roma perché non arrivano soldi: non hanno saputo darci nessuna giustificazione”.
Avete intenzione di organizzare manifestazioni di protesta?
“No, perché non serve a nulla. Abbiamo fatto una protesta pacifica con i somministratori a novembre, ma non ha sortito alcun effetto. Anzi, si sono aggregati i soliti disturbatori che hanno creato disagio mettendo a rischio chi non lo merita”.
Quali sono le previsioni per Verona e Legnago?
“Dopo la fine del primo lockdown, nel gruppo commercio della mia città c’era molta euforia perché tutti speravano in una nuova rinascita. Ma così non è stato. Ora stiamo vivendo l’agonia di chi sta sott’acqua e riesce a malapena a respirare. Sicuramente qualche attività a Legnago non ce la farà. E calcolando che le Province di Verona e Mantova rappresentano il 20% degli iscritti a livello nazionale, se perdiamo molte attività, ne risentirà il tessuto economico nazionale. Mentre il Comune di Legnago sta facendo la sua parte in maniera importante e con responsabilità, ad esempio istituendo dei buoni spesa anche per le P.IVA, lo Stato non ci sta preservando. C’è la necessità di instaurare un dialogo che porti a un risultato. Per accontentare qualcuno, Roma ha fatto scelte folli, come i monopattini e i banchi con le rotelle. Ingrassano sempre i soliti, come fatto con Amazon”.
Perché Amazon?
“Non poco lontano da Legnago, in provincia di Rovigo, Roma ha regalato ad Amazon il terreno dove la multinazionale statunitense ha costruito il quinto centro di distribuzione in Italia. Amazon ha promesso 900 assunzioni, intanto però a inizio anno non ha rinnovato metà dei contratti. E a marzo le aziende potranno cominciare a licenziare”.
Lei ritiene che ci sia una strategia dietro questa crisi?
Ne sono certo. Vogliono far morire le piccole attività o inglobarle in franchising internazionali. A breve non solo i negozi di vicinato verranno fagocitati, ma anche artigiani come gli elettricisti e gli idraulici. Sa quante autorizzazioni ci vogliono per dichiarare un impianto a norma? Ore di lavoro perso per un artigiano. Bene, in Germania ci sono dei gruppi che si occupano della parte burocratica, delle certificazioni degli impianti. Ai piccoli artigiani non resta che aggregarsi ed essere pagati a ore dalle corporazioni. In questo momento l’Italia è una piazza appetibile per le grandi multinazionali, in larga parte cinesi, americane e tedesche. E le dico un’altra cosa preoccupante che riguarda le materie prime alimentari…
Che cosa? Proprio recentemente le Nazioni Unite hanno avvisato che nel 2021 ci saranno carestie e difficoltà di aprovvigionamento di derrate… (https://news.un.org/en/story/2020/09/1072712)
Sì. Io dirigo una piccola azienda, parte di un consorzio denominato “I contadini della pianura veronese”, che produce farine realizzate con grani antichi. Da fine dicembre ad oggi, sulla Borsa Merci i prezzi di alcune materie prime alimentari (in particolare mais e soia) sono raddoppiati. Non accadeva dal 2013. E sa perché? Perché i cinesi stanno comprando le materie prime alimentari per lasciarci senza cibo. Vogliono appropriarsi della produzione italiana. Se non corriamo ai ripari, farà più morti l’economia che il Covid-19…
